Aleatico, l'aromatico a bacca nera: non solo Gradoli

di Giano di Vico — 2026-08-08

Aleatico, l'aromatico a bacca nera: non solo Gradoli

L'Aleatico mi prende sempre per la via più discreta: è un antico vitigno aromatico a bacca nera, fra i pochi al mondo con questa caratteristica, e non ha bisogno di urlarlo. Le analisi genetiche indicano una parentela diretta con il Moscato bianco, da cui deriverebbe per mutazione del colore della buccia. Io lo considero un ottimo promemoria: anche in vigna le parentele sono più complicate di quanto raccontino le etichette troppo sicure di sé.

Il suo profilo è associato a un'elevata presenza di terpeni, fra cui linalolo, geraniolo e nerolo. Le fonti riportano sentori di rosa, violetta, frutti rossi maturi, fragoline di bosco, miele, spezie dolci e note balsamiche. Sorseggiando, io mi fermo qui: è già una tavolozza ricca e verificata, non serve aggiungere tramonti in bottiglia o altre figure che spesso hanno il solo merito di stancare chi legge.

Nel Lazio l'Aleatico è presente nei dintorni di Viterbo e in provincia di Roma, entrando anche nella composizione delle DOC Colli Lanuvini e Cerveteri. In Tuscia, oltre a Gradoli, a Civitella d'Agliano è documentato come principale vitigno a bacca rossa negli Atti dell'inchiesta agraria del 1883 e rientra ancora nella base ampelografica dell'IGT. Io accolgo queste tracce senza forzarle in una leggenda continua: sono documenti, e meritano una voce ferma.

L'Aleatico può essere impiegato per passiti, liquorosi e versioni secche. L'appassimento su graticci o in pianta comporta una perdita di peso del 30-40 per cento, concentrando zuccheri, aromi e polifenoli. In Tuscia è interpretato, per esempio, nel Macchia del Prete IGT di Cantina Villa Puri e nel Pomele di Falesco-Famiglia Cotarella. Io assaggio sapendo che non esiste un unico Aleatico obbligatorio: esistono tecniche e letture diverse, purché dichiarate.

A tavola questo vitigno mi insegna che la complessità non ha bisogno di travestirsi da enigma. Rosa, violetta, fragoline e spezie possono bastare a una conversazione, così come un passito, un liquoroso o un secco bastano a cambiare prospettiva. Io scelgo con calma e lascio che l'Aleatico faccia il resto. La modernità, poveretta, continuerebbe forse a chiamarlo “esperienza immersiva”; io gli verso un calice e la invito almeno a sedersi. Io mi accontento di questa ricchezza documentata e non chiedo al vitigno di risolvere i mali del secolo. Per quello servirebbe forse un altro vino, o almeno una riunione molto più corta. Io mi fermo volentieri a questa misura: i documenti dicono già molto, mentre gli slogan, come certi tappi, a volte servono soltanto a far perdere tempo.

Fonti: Aleatico - Quattrocalici, L'Atlante dei Vitigni, Civitella d'Agliano IGT - Agraria.org, Disciplinare DOC Aleatico di Gradoli - Gazzetta Ufficiale, Gli straordinari vini della Tuscia - Tuscia Doc