Cannaiola di Marta: il rosso amabile che il lago di Bolsena si tiene per sé

di Giano di Vico — 2026-08-08

Cannaiola di Marta: il rosso amabile che il lago di Bolsena si tiene per sé

A Marta, davanti alla Cannaiola, io parto dal nome e non dalla posa. Il vitigno base è il Canaiolo nero e una scheda locale indica uve di Canaiolo Nero 100 per cento autoctone della zona di Marta. La denominazione, però, insegna anche a distinguere fra il vino raccontato localmente e le precise regole dell'etichetta. È una lezione utile: persino il vino gradisce meno confusione di certi dibattiti domenicali.

Nel disciplinare della DOC Colli Etruschi Viterbesi o Tuscia, il sinonimo “Cannaiola” deve essere usato in etichetta obbligatoriamente ed esclusivamente per uve provenienti dai vigneti di Marta, Capodimonte e della sola località S. Savino nel comune di Tuscania. Io mi fermo su quell'“esclusivamente”: non è un ricamo linguistico, ma una tutela del nome. Marta non viene diluita in una definizione generica, e il termine conserva il suo perimetro.

Nella tipologia Canaiolo o Cannaiola, il Canaiolo nero deve essere almeno l'85 per cento; altri vitigni a bacca rossa del Lazio possono arrivare al 15, con esclusione del Ciliegiolo. Il titolo alcolometrico totale minimo è 11 per cento in volume. Una fonte locale segnala gradazioni fra circa 12,5 e 14 gradi secondo l'andamento stagionale. Io tengo entrambe le informazioni al loro posto, senza farne una gara di numeri.

Le coltivazioni sono indicate sulle colline di origine vulcanica a sud dell'abitato di Marta, nelle località Macchia di Marta, Il Piano, Fontana Murata e Rosicasasso, a circa 320 metri di altitudine; impianti sono presenti anche a Capodimonte e Tuscania. Sorseggio pensando a questa mappa minuta. Il nome Cannaiola è citato in numerosi dizionari italiani e Benedetto Zucchi, nel 1630, scriveva che a Marta si raccoglievano buonissimi vini.

Io non prometto al calice più di quanto possa mantenere: leggo la percentuale, guardo la provenienza e lascio al vino il suo carattere. La Cannaiola di Marta resta un nome vigilato, con una storia lessicale e territori indicati dal disciplinare. È già molto, senza farla diventare una mascotte da souvenir. E se qualcuno vorrebbe estenderla ovunque per comodità, gli offro la carta geografica: è meno pratica di un hashtag, ma decisamente più sobria. Io la bevo con questa attenzione e senza effetti speciali. Un nome protetto e una percentuale dichiarata possono sembrare poca poesia; ma sono assai più utili di un’etichetta che parla molto e non dice da dove viene. Io resto con questa sobrietà: il vino non deve fare spettacolo per essere riconoscibile, a differenza di certe etichette che sembrano aver chiamato un ufficio stampa.

Fonti: Fascicolo tecnico DOC Colli Etruschi Viterbesi o Tuscia - MASAF, Disciplinare Colli Etruschi Viterbesi o Tuscia DOC (PDF), La Cannaiola, il vino tipico di Marta (VT) - Meteo Marta, Cannaiola di Marta - Azienda Agricola San Lazzaro