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🌊 Il Giro del Lago di Bolsena: dove l’acqua racconta storie antiche

  • Immagine del redattore: Giano di Vico
    Giano di Vico
  • 9 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min



C’è un lago, nel cuore della Tuscia, che non ha fretta di farsi conoscere. Non urla, non

si mette in posa per le cartoline, non insegue i trend di Instagram. Il Lago di Bolsena

se ne sta lì, dentro il suo cratere vulcanico, con la pazienza di chi ha visto passare

Etruschi, Romani, pellegrini e turisti domenicali — e li ha accolti tutti con la stessa

quiete.

Se ci vai di fretta, vedi un lago. Se ci vai con lentezza, vedi un mondo.

Questo itinerario è un giro completo — circa 60 chilometri in auto, infiniti a piedi —

che tocca i borghi più belli affacciati sull’acqua. Non è un elenco da guida turistica: è

un invito a perdersi con metodo.

Bolsena: dove tutto comincia (e tutto si ferma)

Si parte dalla città che dà il nome al lago, e che al lago deve quasi tutto. Bolsena è il

tipo di posto dove il tempo funziona in modo diverso: le lancette girano, ma nessuno

le guarda. Il castello Monaldeschi domina dall’alto con la severità di chi ha visto

troppo per stupirsi ancora, e dentro ospita il Museo Territoriale del Lago che merita

più di una visita distratta.

Ma il vero miracolo di Bolsena è la Basilica di Santa Cristina. E qui non parliamo di

miracolo in senso figurato: nel 1263, un prete boemo in crisi di fede vide l’ostia

sanguinare durante la messa. Da quel fatto nacque la festa del Corpus Domini. Pensa

un po’: una città di diecimila anime che ha cambiato il calendario liturgico del mondo

intero.

🍽 Sosta consigliata: Trattoria del Marzio — pesce di lago cucinato come una volta,

senza fronzoli e senza Instagram. Coregone alla griglia e un bicchiere di Est! Est!!

Est!!! che qui sa di casa.

Montefiascone: il vino, la cupola, e quel panorama che

non si dimentica

Salendo verso nord-ovest, Montefiascone appare come una corona di case arroccate

sul punto più alto del cratere. Da quassù, il lago è una tavola d’argento. E la cupola di

Santa Margherita — terza in Italia per dimensioni — è un pugno nello stomaco di

bellezza che non ti aspetti in un paese di cinquemila abitanti.

Ma parliamo di cose serie: il vino. L’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone ha una storia

che vale più di mille disciplinari DOC. Un vescovo tedesco che mandava avanti il suo

servo a cercare le osterie migliori, un servo che scriveva “Est” sulle porte dove il vino


era buono, e tre esclamativi per il vino di Montefiascone. Il vescovo restò qui e non

ripartì più. Lo capiamo.

🍷 Sosta consigliata: Cantina di Trappolini o Cantina di Falesco per una

degustazione che va oltre il folclore. Qui il vino si fa sul serio.

Capodimonte e Marta: i due volti del lago

Capodimonte è il borgo elegante, quello con il lungolago curato e Palazzo Farnese che

si specchia nell’acqua come un narciso rinascimentale. Da qui partono le barche per

l’Isola Bisentina — un gioiello galleggiante di chiese e giardini che per secoli è stato

inaccessibile e che oggi si può visitare. Fatelo. Non ve ne pentirete.

Marta, invece, è il volto ruvido del lago. Il borgo dei pescatori, quello che odora di

rete bagnata e di anguilla alla brace. Qui il 14 maggio si celebra la Barabbata, una

festa patronale dove i carri portano i prodotti della terra e del lago in processione

verso la chiesa di Santa Marta. È sacro e profano, devozione e abbondanza, tutto

insieme. Come in Tuscia si fa da sempre.


🐟

Sosta consigliata: Trattoria da Gino a Marta — anguilla e sbroscia (la zuppa di

pesce del lago). Piatti che parlano dialetto.

Gradoli e Grotte di Castro: dove la Tuscia diventa confine

Completando il giro, la sponda occidentale regala Gradoli — Palazzo Farnese,

Aleatico dolce, e un’aria da confine che profuma già di Umbria — e Grotte di Castro,

che dalle sue grotte tufacee guarda il lago dall’alto con la saggezza di chi vive ai

margini e per questo vede tutto più chiaro.

In primavera, i campi intorno esplodono di ginestre e papaveri. Non è un modo di

dire: esplodono davvero, con una violenza cromatica che nessun filtro di Instagram

potrà mai replicare.

Come arrivarci e consigli pratici

Da Viterbo: 30 minuti per Bolsena sulla Cassia, poi il giro del lago segue una strada

panoramica che non richiede GPS ma solo la voglia di fermarsi ogni tre curve. Mezza

giornata basta per l’itinerario in auto, ma il lago chiede almeno un giorno intero.

Portatevi il costume: da maggio le acque vulcaniche sono già tiepide e le spiagge

libere sono un lusso che qui costa zero.

Il Lago di Bolsena non compete con nessuno. Non vuole essere il Garda, non vuole

essere il Trasimeno. Vuole solo essere se stesso: un cerchio d’acqua dentro un

vulcano spento, circondato da borghi che resistono al tempo. E forse è proprio

questa la sua forza più grande.

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